L’assistenza al paziente: il ruolo dell’ambulatorio e delle Associazioni
A cura di Anna Truglio, Coordinatrice infermieristica del reparto di Urologia dell’Ospedale San Carlo di Nancy Kronosan di Roma
Il processo di assistenza alla persona stomizzata, dalla presa in carico fino alla riabilitazione è molto cambiato negli ultimi anni. Le nuove tendenze, quali l’invecchiamento della popolazione e la cronicizzazione di alcune malattie impongono a noi professionisti sanitari una maggior preparazione per poter far fronte alle varie esigenze dei pazienti. L’innovazione tecnologica dei dispositivi, la formazione e l’informazione sul mondo della stomia sono progredite di pari passo. Prima si era molto più restii a parlare di stomia; per fare un esempio che mi riguarda direttamente, mia nonna era stomizzata e mi ricordo ancora che tendeva ad isolarsi e aveva quasi paura ad abbracciarmi.
Lo stomaterapista rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per la persona stomizzata. Il suo ruolo è centrale soprattutto nei primi giorni dopo l’intervento. In questa fase il compito più arduo è entrare in empatia con la persona stomizzata che, giustamente “travolta” dal punto di vista fisico ed emotivo dall’intervento, si ritrova con mille domande e dubbi, che spesso non esterna per timore. In alcuni casi, il paziente è spaventato anche dall’idea di tornare a casa, perché in ospedale si sente in un ambiente protetto. Noi professionisti abbiamo il compito di rassicurarlo e guidarlo nella strada verso la riabilitazione.
Il primo passo è sicuramente fornire alla persona stomizzata o a chi si prende cura di lei (il cosiddetto caregiver) tutte le informazioni che possano essere utili al momento della dimissione. È importante che sappia di non essere sola e che potrà contare sul supporto del proprio operatore sanitario di fiducia fino al raggiungimento dell’autonomia nella gestione della stomia. Sono nel mondo della stomaterapia da 15 anni e quello che posso affermare con assoluta certezza è che il paziente ha bisogno di continuità assistenziale.
Ecco che frequentare l’ambulatorio di stomaterapia diventa importante nella strada verso la riabilitazione. Se dopo l’intervento, giustamente, la preoccupazione principale è come cambiare il sistema di raccolta, man mano che passano i giorni e si ritorna alla vita quotidiana, cambiano gli interrogativi. Tra le domande che sento rivolgermi più spesso ci sono sicuramente quelle sull’alimentazione, sul tipo di vestiario da indossare e sul ritorno all’attività sportiva – fare il bagno o la doccia, concedersi una bella nuotata sono solo alcuni esempi. La vita di coppia, che pure riveste un ruolo importante, ad oggi per molti è ancora un argomento di difficile discussione: sta a noi guadagnare la fiducia dei pazienti e aiutarli a considerare tutti gli aspetti della vita quotidiana, perché non rinuncino a niente.
Quello che mi trovo a suggerire ai pazienti è di confrontarsi con altre persone che vivono la stessa esperienza. Spesso le persone stomizzate pensano di essere le uniche ad aver affrontato questo percorso, ma non è così. E chi può rispondere meglio ai loro quesiti di chi ha già affrontato lo stesso percorso? Il ruolo delle Associazioni dei pazienti, pertanto, è molto importante. Permettono ai pazienti di conoscere e tutelare i propri diritti, di confrontarsi e conoscere altre persone che vivono la stessa esperienza. Credo fortemente nella condivisione delle testimonianze e penso che anche nei corsi di formazione destinati a noi operatori sanitari sarebbe utile poter sentire l’esperienza di un paziente. Affinché tutti abbiamo presente la missione cui siamo chiamati: migliorare la qualità della vita delle persone stomizzate che si rivolgono a noi.
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